Author: Giovanni Marano

Le trappole della correlazione

Avete mai sentito dire una frase del genere? “E’ appena uscito un nuovo film di Nicholas Cage, quindi sta per aumentare il numero di persone affogate in piscina”. Probabilmente no, e se davvero l’aveste sentita dire da qualche amico… beh, vi sarete fatti due domande sulla sua sanità mentale. Eppure, guardando il grafico qui sotto – basato su dati reali – il vostro amico sembrerebbe aver ragione.

grafico-correlazione

 

Cosa ci dice questo grafico?        Continua a leggere

L’inutilità dei numeri assoluti

Qualche giorno fa leggevo questo articolo sugli incidenti che capitano ai ciclisti. Essendo un appassionato di biciclette e avendo a che fare ogni giorno con dati e numeri di ogni tipo, ho notato subito questa frase: “Le regioni maggiormente interessate da incidenti sono quelle dove le biciclette sono una vera e propria tradizione: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. Gli episodi si concentrano il sabato e la domenica, tra le 10 e le 12, periodo maggio-ottobre, con un picco isolato in agosto”.

Cosa notate di strano?

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Diffidate dei ritardatari

Quando si crea un blog, una delle prime cose da fare è trovare un nome. Prima di scegliere il nome datastory.it, abbiamo valutato varie proposte, ma alcune di esse appartenevano a domini già occupati. Su uno di questi siti abbiamo trovato una frase che ci ha fatto rizzare quei pochi capelli rimasti in testa, e che recitava più o meno una cosa del genere: “Questo sito contiene un algoritmo capace di generare numeri per il gioco del Lotto che hanno una probabilità maggiore di essere estratti rispetto agli altri”.

Ecco, parole del genere suonano alle orecchie di uno statistico più o meno come una bestemmia suona alle orecchie di un prete. Avete mai sentito parlare di “numeri caldi” o “ritardatari”? Sicuramente si. Ebbene, vi possiamo garantire che questi numeri non hanno alcun senso e quindi non c’è nessun algoritmo capace di generare numeri più probabili di altri. Cerchiamo di capirne il perché.

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La triste storia del tacchino induttivista

E’ il cenone di Natale, allegoria dell’abbondanza e palcoscenico dell’opulenza. Il vostro vicino di posto, probabilmente un cugino di quarto grado di cui ricordate a malapena il nome, sembra dare i primi segni di cedimento e cerca invano il vostro sguardo complice. Ma voi con finta nonchalance e incauta intraprendenza vi mostrate ancora affamati nonostante la quantità di cibo appena ingerita possa bastare per soddisfare il fabbisogno calorico dell’intera provincia di Isernia. Ecco quindi comparire sulla tavola imbandita, allo scoccare della terza ora di cena, una nuova portata succulenta: un bel tacchino ripieno. Allora, in un fugace scampolo di coscienza, che in queste occasioni viene opportunamente lasciata a casa (non si capirebbe altrimenti il motivo di una quantità così spropositata di cibo) vi interrogate sulla storia del tacchino che avete davanti.

Ebbene, questo tacchino viveva in un allevamento in cui sin dal primo giorno gli venne dato da mangiare regolarmente. Il tacchino si accorse che il cibo veniva portato tutti i giorni alla stessa ora, indipendentemente dalla stagione, dal clima o da altri fattori esterni.

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