Month: novembre 2015

La triste storia del tacchino induttivista

E’ il cenone di Natale, allegoria dell’abbondanza e palcoscenico dell’opulenza. Il vostro vicino di posto, probabilmente un cugino di quarto grado di cui ricordate a malapena il nome, sembra dare i primi segni di cedimento e cerca invano il vostro sguardo complice. Ma voi con finta nonchalance e incauta intraprendenza vi mostrate ancora affamati nonostante la quantità di cibo appena ingerita possa bastare per soddisfare il fabbisogno calorico dell’intera provincia di Isernia. Ecco quindi comparire sulla tavola imbandita, allo scoccare della terza ora di cena, una nuova portata succulenta: un bel tacchino ripieno. Allora, in un fugace scampolo di coscienza, che in queste occasioni viene opportunamente lasciata a casa (non si capirebbe altrimenti il motivo di una quantità così spropositata di cibo) vi interrogate sulla storia del tacchino che avete davanti.

Ebbene, questo tacchino viveva in un allevamento in cui sin dal primo giorno gli venne dato da mangiare regolarmente. Il tacchino si accorse che il cibo veniva portato tutti i giorni alla stessa ora, indipendentemente dalla stagione, dal clima o da altri fattori esterni.

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Un approccio statistico al terrorismo

Datastory.it è anche attualità e a seguito degli attentati di Parigi vogliamo condividere la nostra opinione a riguardo.

La serie di attacchi che ha colpito la capitale francese il 13 novembre 2015 sembra aver scosso l’opinione pubblica e mobilitato i governi europei. Sui giornali, nei parlamenti e nei consessi internazionali non si parla d’altro che di come garantire la sicurezza ed evitare che gli atroci avvenimenti di Parigi possano ripetersi. Molte le ipotesi al vaglio, ho sentito parlare di controlli più stringenti alle frontiere, revisione del trattato di Schengen, sorveglianza aumentata nei luoghi a rischio, installazione di telecamere nelle grandi città.

E ancora, più uomini e risorse per il comparto sicurezza (la stampa parla di 400milioni di euro in Belgio, 120 in Italia). E poi i bombardamenti in Iraq e Siria con Stati Uniti, Russia e Francia tra i protagonisti. Alcune stime parlano di 10 milioni di dollari al giorno spesi dagli Stati Uniti, circa un terzo dalla Russia.

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Si parte! Cos’è datastory.it?

Datastory.it è una fucina di numeri, informazioni e impressioni sulla realtà che ci circonda. Non un semplice contenitore, ma una bottega piena di attrezzi dove il dato grezzo viene analizzato e filtrato fino ad estrapolarne un contenuto essenziale di informazione. Come artigiani dei numeri, plasmeremo il dato e gli daremo linfa vitale per farlo diventare un valido aiuto nell’interpretazione della realtà.

Il dato scientifico sarà la stella polare che guiderà il nostro cammino attraverso gli avvenimenti della realtà che ci circonda. Ma le rotte da seguire per arrivare a destinazione possono essere molteplici e ben diverse tra loro.

Il dato infatti è univoco ma contraddittorio, è inequivocabile ma al tempo stesso ambiguo, perno fondamentale di una teoria e colonna portante del suo esatto opposto. Chi lavora con i numeri sa che quello che conta non è il dato in sé, ma l’interpretazione che gli si dà, e di conseguenza la “storia” che ci si costruisce intorno.

La nostra intenzione è quella di non fermarsi alla prima impressione del numero, di non imboccare la strada più semplice perché apparentemente immediata e priva di trappole. Al contrario, cercheremo di analizzare il dato in tutte le sue mille sfaccettature e interpretare la realtà in modo inusuale, talvolta anche provocatorio o dissacrante.

Ma non vi annoieremo solamente con numeri e storie di numeri, cercheremo di raccontare anche il mondo di chi lavora con i numeri (mondo del quale facciamo parte). E da ultimo, ci riserveremo di utilizzare questa piattaforma per condividere le nostre storie e le nostre idee, perdonateci se qualche post risulterà essere un po’ fuori tema.

Benvenuti a bordo e buon ascolto…

“…few people will appreciate the music if I just show them the notes. Most of us need to listen to the music to understand how beautiful it is. But often that’s how we present statistics; we just show the notes we don’t play the music.” 
Hans Rosling

 

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